City Camp in inglese per bambini. La nostra esperienza

Vale la pena investire denaro per iscrivere un bambino della scuola primaria a un Camp estivo in inglese ?

Non sarebbe meglio rimandare a quando sara’ piu’ grande ? Non sarà che, finito il Camp, si scorderà  tutto ?

Infine, dato che i bambini sono tutti italiani,  praticherà  sufficientemente la lingua inglese ?

Questi sono solo alcuni dei dubbi, assolutamente legittimi, dei genitori.

Nella mia scuola si è appena concluso un City Camp Acle di due settimane. Cerchiamo di rispondere a tutte le domande raccontando la nostra esperienza diretta.

COME FUNZIONA IL CAMP ?

Due settimane fa sono arrivati presso la nostra scuola  10 ragazzi tra i 19 e i 27 anni, tutti provenienti da paesi anglofoni: Regno Unito, Stati Uniti e Canada. Si tratta di ragazzi che non parlano italiano, per alcuni di loro era la prima volta in Italia o, addirittura, in Europa.

Le famiglie ospitanti li sono venuti a prendere e lì è cominciata la loro e la nostra avventura.

Si’ , perche’ uno dei modi per sfruttare al meglio l’esperienza di full immersion in inglese, e’ proprio quella di ospitare uno dei tutor madrelingua. Si usufruisce di uno sconto sulla quota di partecipazione al Camp e si pratica la lingua anche in famiglia.

L’ORGANIZZAZIONE DELLA GIORNATA : LA MATTINA

La mattina al Camp comincia con il warm up circle.

Il primo giorno i bambini sono abbastanza intimiditi e si limitano ad ascoltare e a imitare i gesti dei tutors ma in pochi giorni accade il miracolo: trascinati dall’entusiasmo dei tutors i bambini iniziano a interpretare a loro volta canzoni e filastrocche .

La mattina trascorre in aula, divisi in piccoli gruppi, da 8 a 12 bambini.

Qui, aiutati dal materiale preparato da Acle per le diverse fasce di eta’, i tutors lavorano sulla capacita’ di comprensione ed espressione scritta e orale.

Il materiale e’ accattivante e tratta argomenti amati dai bambini e adatti alla loro eta’: il circo, draghi e cavalieri, detective, giovani esploratori.

Con i più grandi si affrontano anche questioni grammaticali mentre con i piccoli si lavora maggiormente sul vocabolario.

MA AI BAMBINI NON SEMBRA DI ANDARE A SCUOLA ?

Nei Camp Acle anche le questioni piu’ serie, come la grammatica e la costruzione della frase, sono sempre presentate in maniera piacevole, spesso tramite giochi, canzoni, o competizioni.

Anche quando sono in aula i ragazzi sono spesso seduti a terra o lavorano a gruppi in grandi tavoli.

A volte comunque, anche la parte di insegnamento tradizionale, si conclude in cortile. Qui ad esempio si insegna Can/Can’t in un modo abbastanza alternativo:

Questi bimbi sono di prima elementare e hanno perfettamente assimilato una regola che normalmente si insegna in seconda o terza elementare.

E avere sentito che pronuncia ?

Una cosa del City Camp che amo particolarmente e’ che il rapporto con i tutors non si limita ai momenti di lezione a gruppi.

Durante il pranzo, nei momenti di break e gioco libero i tutors cercano di coinvolgere i bambini:

 

Questi momenti sono importantissimi perché ci si sforza di  comprendere e di farsi comprendere.

Spesso durante il pranzo si colgono frammenti di conversazione.  Sono molto orgogliosa quando sento i ragazzini  chiedere ai tutors dettagli sul loro paese o sulla loro religione ,o mettere in pratica quanto imparato a scuola: Do you like...? What’s your favourite…?

Ma anche i più piccoli non si tirano indietro, e vogliono comunicare con i tutors:

E IL RESTO DELLA GIORNATA ?

Il pomeriggio al City Camp e’ il momento dei giochi a squadre.

Il primo giorno i bambini si sono sfidati in una Scavenger Hunt al Parco: i tutors hanno preparato una lista di domande e di attività da svolgere, rigorosamente in inglese  (-Trova il tutor che viene da Londra-Chiedi ai tutors la loro eta’ e fai la somma -Canta una canzone in inglese a un tutor..).

I giorni successivi i tutors hanno organizzato  i Water Games e il Trash Fashion Show , premiando il vestito piu’ bello realizzato con carta di giornale e sacchi della spazzatura. Nella giornata del Culture Day i bambini hanno partecipato al rito del “British Tea Time”, alla preparazione di un dolce americano con cioccolata e marshmallow, giocato a baseball e ad altri giochi tipici americani.

Ci sono state gare di costruzione di oggetti volanti, e giochi tradizionali come la Pignatta.

Tutte le spiegazioni dei giochi e le relazioni con i tutors avvengono in inglese. Dovete vedere con quanto entusiasmo i bambini si impegnano a chiedere, capire, correre per cercare le informazioni necessarie. Tutto in inglese. Davvero stupefacente !

La giornata al Camp si conclude col Cool Down Circle, un altro cerchio in cui tutti cantano e ballano e ci si saluta.

Io non so QUANTO i bambini imparino al Camp. Non sono certa che le regole apprese e le parole nuove imparate restino per sempre.

Quello di cui sono certa e’ che questi bambini non affronteranno mai piu l’inglese come qualcosa che esiste solo su un libro, dentro un’aula di scuola.

Qualcosa di noioso, fatto di voti, interrogazioni e verifiche.

Lo affronteranno sapendo che l’inglese e’ una lingua reale, che serve per comunicare, come noi facciamo con l’italiano (concetto non banale) e che non e’ poi cosi difficile e spiacevole impararla.

Il Camp e’ uno sforzo organizzativo notevole per un’insegnante, alla fine di un anno di scuola.

Ma vedere con quanto entusiasmo i bambini tornano ogni anno, vedere ragazzini che piangono perche’ il Camp e’ finito, leggere mail di ringraziamento da parte di genitori entusiasti… beh, questo ci ripaga di tutto.